Il POS obbligatorio è ormai una realtà da diversi anni, ma sono state le misure introdotte nel 2022 a mettere fine in via definitiva ai dibattiti che ancora infuocavano opinione pubblica e partiti politici.

  • L’obbligo è definitivo?

  • A quale tipo di attività è rivolto?

  • Quali sanzioni si rischiano?

Nel presente articolo riepiloghiamo tutte le principali informazioni sull’obbligo POS: destinatari della legge, entità delle multe previste, incentivi offerti dal governo, alternative per piccole imprese e professionisti.

POS obbligatorio e sanzioni

In Italia il POS è obbligatorio dal 2012 – ossia dai tempi del Governo Monti, sebbene l’assenza di sanzioni abbia spinto molti commercianti ad ignorare le regole.

Negli anni si è assistito ad una serie di tentativi nell’introduzione delle sanzioni, bloccati da polemiche, ricorsi e infine dalla pandemia. Oggi le cose sono cambiate.

Dal 2022 sono previste sanzioni per l’obbligo POS?

Sì.

A partire dal 30 giugno 2022, chi rifiuta pagamenti elettronici rischia una sanzione su ogni transazione rifiutata.

La multa è formata una parte fissa ed una variabile in funzione del valore della transazione:

30 € + 4 % dell’importo rifiutato

Il cliente avrà la possibilità di segnalare la violazione degli esercenti chiamando il numero gratuito della Guardia di Finanza (117).

Su piccoli importi, la parte fissa della multa (30 euro) rischia di vanificare completamente l’entrata.

Proponiamo di seguito qualche esempio della sanzione applicata su diversi importi:

Transazione Sanzione
10 € 30,40 €
20 € 30,80 €
50 € 32,00 €
80 € 33,20 €
100 € 34,00 €
Transazione Sanzione
10 € 30,40 €
20 € 30,80 €
50 € 32,00 €
80 € 33,20 €
100 € 34,00 €

Nella tabella abbiamo visto qualche esempio pratico di sanzione in base al valore della transazione elettronica rifiutata.

L’importo è in apparenza innocuo, ma è da considerare che l’esercente rischia, in teoria, di ricevere una multa per ogni singolo pagamento con carta rifiutato.

Per chi vale l’obbligo?

L’obbligo di avere un terminale per la ricezione di pagamenti elettronici riguarda qualsiasi attività commerciale: negozi, bar, tabaccherie, supermercati, pizzerie, ristoranti, centri estetici e così via.

Anche le attività itineranti – cioè i venditori ambulanti e gli esercenti che operano attraverso mercati e fiere – sono tenuti ad offrire un metodo di pagamento elettronico ai propri clienti.

Lavoratori autonomi, liberi professionisti e artigiani rientrano altresì tra le categorie interessate dalle norme – dunque avvocati, medici, idraulici, elettricisti, parrucchieri, estetisti, terapisti, psicologi e così via – indipendentemente dal regime fiscale adottato.

Anche professionisti e ditte individuali in regime forfettario sono dunque soggette all’obbligo POS.

Non sono esenti tassisti e conducenti che prestano un servizio di tipo NCC.

Ribadiamo tuttavia che l’intenzione del legislatore non è quella di punire l’assenza del terminale: per rispettare la legge non basta semplicemente essere in possesso di un POS nel luogo in cui si svolge la propria attività, occorre invece non rifiutare una transazione elettronica.

Quali metodi di pagamento sono obbligatori?

Si parla di “pagamenti con carta” ma talvolta anche di “transazioni elettroniche”.

Quest’ultima espressione è generica e molto più estesa rispetto alla prima, poiché si riferisce alla totalità dei metodi di pagamento elettronici – tra cui le app (si pensi ai pagamenti con codice QR).

Quali sono dunque i metodi di pagamento per cui vige l’obbligo? Al momento l’obbligo include le sole carte di pagamento, vale a dire carte di debito (bancomat), carte di credito e carte prepagate.

Se un cliente chiede di pagare con codice QR, il titolare dell’attività non è tenuto ad accettare quel tipo di pagamento. Se invece il cliente desidera pagare con carta, l’esercente non può rifiutare.

Appurato che l’obbligo riguarda solo i pagamenti con carta, rimane un’ulteriore questione da chiarire.

Quali circuiti bisogna accettare?

Se prima abbiamo detto che il termine “transazioni elettroniche” è generico, in un certo senso lo è anche “pagamenti con carta”.

Non tutti i terminali sono in grado di accettare qualsiasi circuito di pagamento. Buona parte dei servizi POS in Italia accettano i circuiti Bancomat, Visa, VPay, Mastercard e Maestro – i quali costituiscono quasi la totalità di tutti i pagamenti con carta nel nostro paese.

Eppure non sono gli unici circuiti operativi in italia: ci sono anche American Express, JCB, UnionPay, Diners Club tra i più noti. Mentre Amex continua crescere, le altre rappresentano una quota marginale pur essendo fondamentali per alcune attività.

Si ha l’obbligo di accettare tutti i circuiti?

No.

L’esercente è chiaramente libero di scegliere qualsiasi fornitore di terminali. Se il proprio gestore accetta solo PagoBancomat, Visa e Mastercard, l’esercente non è tenuto ad accettare un pagamento con American Express o altro circuito.

Per il momento l’obbligo riguarda solo i pagamenti con carta, mentre sono esclusi metodi alternativi (es. app).

La legge non stabilisce i circuiti obbligatori, dunque l’attività è tenuta ad accettare solo i circuiti inclusi nel servizio POS scelto.

Ci sono eccezioni?

Non saranno multati imprenditori, artigiani e professionisti che non possono accettare il pagamento con carta nei casi di oggettiva impossibilità tecnica.

In caso di guasti o disservizi non si rischiano sanzioni. Qualora il cliente effettui una segnalazione alla Guardia di Finanza, la suddetta impossibilità tecnica dovrà essere provata.

Rientra nelle eccezioni, come abbiamo visto prima, anche l’impossibilità di elaborare una transazione su un circuito non supportato dal servizio POS.

Bonus POS: lo sconto sulle commissioni POS

Il governo ha messo in campo un piano di incentivi che leniscono una parte delle spese legate all’uso del terminale di pagamento.

Imprese, artigianti e professionisti hanno infatti la possibilità di utilizzare uno “sconto” del 30% sulle commissioni POS, sotto forma di credito d’imposta.

Il commercialista potrà dunque calcolare il credito, pari al 30% delle spese sostenute in commissioni, nei moduli per il pagamento dei contributi.

Leggi di più nel nostro articolo Bonus POS: il credito d’imposta sulle commissioni

Le alternative economiche per rispettare l’obbligo

Le attività che ricevono pochi pagamenti con carta non devono necessariamente sottoscrivere un abbonamento con canone mensile.

Alcune società offrono POS economici senza costi fissi. La particolarità di queste offerte è l’assenza di canone mensile (il terminale si acquista con una spesa iniziale una tantum) ed una sola commissione sul transato, fissa e trasparente.

I POS senza canone più popolari vengono offerti da Axerve e SumUp:

Axerve richiede una spesa iniziale più elevata: il suo terminale smart si acquista al prezzo di 100 € ma in seguito si pagherà solo l’1,4% sulle transazioni elaborate.

SumUp propone diversi lettori di carte, con un range di prezzi che vanno da 39,99 € a 129,99 €, mentre la commissione sul transato è pari all’1,95% dei pagamenti ricevuti con carta.

Chi elabora un volume minimo di transazioni elettroniche (idealmente fino a 1.000 euro al mese) può optare per SumUp in modo da ridurre la spesa iniziale. Potrebbe tuttavia valere la pena una spesa un po’ più elevata per l’acquisto del POS Axerve, così da beneficiare di una commissione davvero conveniente.

Mobile Transaction ha messo a confronto i due terminali: