Cosa cambia con la nuova normativa sul POS obbligatorio?

La Legge di Bilancio 2020 include una serie di misure il cui scopo è il contrasto dell’evasione fiscale.

Tra gli strumenti impiegati compaiono obblighi e incentivi all’utilizzo dei pagamenti elettronici.

Sono previste sanzioni? Per chi vale l’obbligo del terminale? Quali sono le alternative economiche per rispettare la legge?

Nel presente articolo rispondiamo in modo sintetico alle domande più frequenti e illustriamo le offerte più convenienti dedicate alle piccole imprese.

POS obbligatorio e sanzioni

In Italia il POS è obbligatorio dal 2012, dunque tutti i commercianti e i professionisti sono tenuti ad accettare pagamenti con carta già da diversi anni. Perché allora si parla così tanto del Decreto Legge n. 124 del 26 ottobre 2019?

Le novità (e le polemiche) non riguardano l’obbligo in sé – che, come scritto, è in vigore dai tempi del Governo Monti – bensì le sanzioni applicate nei confronti di chi non rispetta tale imposizione di legge. In altre parole, esisteva l’obbligo POS ma non le sanzioni per i trasgressori: la norma era dunque inutile.

Nel 2020 sono previste sanzioni?

Per consentire a tutti i destinatari dell’obbligo di mettersi in regola, le multe entreranno in vigore il 1° luglio 2020.

La sanzione pecuniaria è così composta:

  • 30 euro +
  • 4% dell’importo della transazione rifiutata.

La multa colpirà imprese, commercianti, lavoratori autonomi, professionisti e artigiani per ogni pagamento con carta rifiutato, naturalmente in presenza di segnalazioni all’Agenzia delle Entrate. Ulteriori dettagli saranno contenuti nei decreti attuativi che infine daranno il via all’applicazione del suddetto regime sanzionatorio.

In ogni caso, gli esercizi commerciali dovranno far fronte alle necessità di clienti sempre più incentivati a pagare con carta e metodi tracciabili alternativi al contante.

Per chi vale l’obbligo?

Come si è scritto all’inizio di questo articolo, in Italia il POS è obbligatorio dal 2012, introdotto dal decreto legge n.179 del Governo Monti – poi convertito in legge ordinaria dello Stato.

L’obbligo di avere un terminale per la ricezione di pagamenti elettronici riguarda qualsiasi attività commerciale: negozi, bar, tabaccherie, supermercati, pizzerie, ristoranti. Anche le attività itineranti – cioè i venditori ambulanti e gli esercenti che operano attraverso mercati e fiere – sono tenuti ad essere in possesso di un dispositivo in grado di elaborare transazioni con carta.

Anche lavoratori autonomi e liberi professionisti rientrano tra le categorie interessate dall’obbligo – dunque avvocati, medici, idraulici, elettricisti, parrucchieri, estetisti e così via, indipendentemente dal regime fiscale adottato (inclusi i cosiddetti forfettari). Non sono esenti i tassisti e conducenti che prestano un servizio di tipo NCC.

Ribadiamo tuttavia che l’intenzione del legislatore non è quella di punire l’assenza del POS, bensì la mancata accettazione del pagamento con carta su segnalazione del cliente.

L’obbligo POS per gli esercizi commerciali è in vigore dal 2012, ma ad oggi non sono previste sanzioni.

Le altre misure per incentivare i pagamenti elettronici

Se da un lato le sanzioni per il POS obbligatorio sono state evitate, dall’altro sarà molto più difficile far cambiare ai propri clienti – che dalla stessa Legge di Bilancio vengono incentivati a pagare con carta e strumenti tracciabili.

A riguardare (anche se in via indiretta) i commercianti è la cosiddetta lotteria degli scontrini. Si tratta di una vera e propria estrazione a premi alla quale i consumatori potranno partecipare solo pagando le proprie spese con carta.

Questo strumento atipico di lotta all’evasione fiscale è stato approvato all’interno del decreto legge ma la sua applicazione inizierà a partire dal 1° luglio 2020.

Si pensa poi all’introduzione di un superbonus nel 2021, sempre riservato esclusivamente agli acquisti fatti con carta di debito, di credito o prepagata.

L’esistenza o meno di sanzioni diventa a questo punto una questione secondaria perché gli esercizi commerciali saranno alle prese con una clientela sempre più interessata e stimolata ad utilizzare metodi di pagamento elettronici. Non avere il POS potrebbe dunque causare una perdita ben più consistente di una multa da 30 euro.

Le alternative economiche per rispettare l’obbligo

Non è difficile comprendere i motivi per cui i piccoli imprenditori siano in larga parte contrari ad eventuali sanzioni – e indirittamente ad incentivi che stimolano l’uso delle carte e dei bancomat. Tali ragioni si riassumono in una sola parola: commissioni.

Il POS non è gratuito, il commerciante deve sostenere dei costi talvolta opprimenti.

Se dette spese sono tollerabili per le attività con un transato elettronico elevato, si rivelano molto meno digeribili per le piccole attività – che quasi sempre si affidano alla propria banca di riferimento. Oggi i costi del POS si sono visibilmente ridotti ma è necessario guardarsi intorno.

Gli istituti bancari tradizionali – i grandi marchi, insomma – offrono generalmente i servizi più costosi ma non per questo migliori. Per semplificare la ricerca riportiamo qui di seguito alcune offerte POS pensate appositamente per i piccoli commercianti:

La prima opzione ha un canone fisso accessibile e nessun costo aggiuntivo, la seconda fa pagare in funzione del volume di pagamenti accettati, vale a dire in base all’uso reale che si fa del POS (se non si usa, non si pagherà nulla).

Quando il transato mensile o annuo è elevato potrebbe invece essere più conveniente un’offerta “tradizionale” con canone e commissioni, sempre che queste ultime siano basse.