La liberalizzazione delle commissioni sui prelievi apre le porte ad uno scenario simile a quello degli Stati Uniti, e non necessariamente migliorativo dell’attuale situazione.

Nel presente articolo riassumiamo le condizioni sui prelievi di contante: tariffe, limiti, conseguenze della liberalizzazione e novità in arrivo.

Costi e limiti attuali sui prelievi di contante

I metodi di pagamento elettronici continuano ad avanzare, soprattutto se si parla di operazioni contactless tramite smartphone e smart watch. Nel complesso, tuttavia, carte e telefoni non hanno scalfito la predilezione degli italiani per i contanti, che continuano a prevalere sui pagamenti digitali (8 transazioni su 10).

Sebbene lo Stato si prenda spesso le colpe delle condizioni peggiorative sui prelievi – complice il piano Italia Cashless, nel cui ambito sono nate iniziative con il Cashback di Stato e la Lotteria degli Scontrini – sono in realtà gli istituti bancari i principali fautori della transizione all’e-money, al denaro elettronico.

Limite sul prelievo di denaro contante

In Italia non esiste un vero e proprio limite sul prelievo di contanti.

Le leggi antiriciclaggio stabiliscono infatti una soglia mensile (10.000 euro) oltre la quale l’istituto bancario è tenuto ad informarsi sui motivi dell’operazione, dunque a valutare la segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF). Quest’ultima, a sua volta, valuterà se segnalare il caso alla Procura per avviare indagini approfondite.

Non vi sono dunque né norme né regolamenti da parte delle istituzioni pubbliche che impediscono ai cittadini di prelevare somme ingenti di denaro cash.

Un limite potrebbe però essere fissato dalla banca, per contratto. Quasi tutti gli istituti bancari fissano limiti giornalieri (circa 1.500 euro) e mensili (circa 10.000 euro). Talvolta i limiti sono impostati “di default” su soglie più basse, regolabili accedendo al proprio conto tramite app o portale web della banca.

Il limite riguarda gli scambi

Se non ci sono limiti sui prelievi, la situazione è completamente diversa per quanto riguarda l’uso dei liquidi prelevati.

Fino al 31 dicembre 2021, sarà possibile pagare in contanti fino a 1.999,99 euro; a partire dal 1° gennaio 2022 il limite passerà invece a 999,99 euro.

In altre parole, possiamo prelevare e conservare nella cassaforte o sotto il materasso qualsiasi somma di denaro, ma non possiamo usarlo liberamente.

L’obiettivo di tali imposizioni non è ovviamente quello di infastidire i consumatori poco propensi al digitale, bensì di mettere un freno all’evasione fiscale, uno dei più annosi problemi che affliggono il nostro paese.

Le commissioni per prelevare

Attualmente è l’istituto bancario a stabilire la tariffa per il prelievo presso lo sportello automatico, vale a dire all’ATM. Di solito varia da 0 a 2 euro a seconda della banca, del tipo di contratto sottoscritto ma anche e soprattutto dello sportello scelto.

La commissione è inferiore se l’ATM appartiene alla banca che ha emesso la carta, tuttavia sono molteplici gli istituti che addebitano delle spese sui prelievi di importo inferiore ad una certa soglia, ad esempio 100 euro, anche presso le casse automatiche dello stesso gruppo.

La tariffa può essere più salata quando l’operazione avviene su ATM appartenenti ad un istituto bancario diverso da quello di emissione del proprio Bancomat. Ciò è dovuto alla commissione interbancaria, una tariffa che la banca emittente della carta (issuer) deve pagare all’istituto che eroga i contanti tramite sportello automatico – e che dunque va ad aggiungersi alla commissione già prevista dall’issuer.

È per questo motivo che il 75% delle operazioni di prelievo in Italia avvengono alle casse della banca di appartenenza, e più raramente – anche se in una quantità e per un valore non trascurabili – presso sportelli di altri istituti di credito.

Le banche riducono il numero di sportelli

Il problema sorge nel momento in cui, per prelevare cash nella propria banca, occorre mettersi in auto e andare alla ricerca della filiale più vicina. Il Centro Studi UILCA ha rilevato, dal 2011, un calo sul territorio corrispondente a -27,4% di sportelli fisici (oltre 9mila chiusure).

Non si tratta però di una tendenza italiana, anzi, in Spagna si arriva addirittura ad un -40,1% e in Germania a -29,3%. La media europea si “ferma” a -26,8%.

Simbolo di questo trend è l’istituto olandese ING, che in Italia ha dismesso definitivamente, a partire da luglio del corrente anno, tutti gli sportelli bancari presenti nel paese (7 filiali fisiche e 63 casse automatiche). Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo Fineco e BPER, seguite da tutti gli altri istituti bancari italiani e non.

In Italia, oggi, sono 2.802 i comuni senza alcun istituto bancario né cassa automatica.

Perché chiudono le filiali fisiche? La risposta è nella digitalizzazione dei conti e delle abitudini di imprese e consumatori, sempre più propensi alla gestione online delle proprie finanze. Tuttavia, come si è sottolineato in precedenza, l’amore degli italiani per il contante rimane perlopiù inviolato.

Perché, dunque, chiudono le casse automatiche? La causa principale sarebbe la commissione interbancaria, insufficiente a sostenere i costi di manutenzione degli ATM evoluti, ossia quegli sportelli automatici che offrono funzioni “smart” rispetto alle vecchie casse.

Come funziona la commissione interbancaria sui prelievi?

Se siamo titolari di un Bancomat rilasciato, ad esempio, da Intesa Sanpaolo, e lo utilizziamo per prelevare contanti ad uno sportello automatico di un altro istituto, ad esempio Unicredit o Poste Italiane, Intesa Sanpaolo dovrà pagare una commissione (pari a 49 centesimi) all’ente proprietario dell’ATM.

Si presuppone che la suddetta commissione sui prelievi – ormai al centro del dibattito interbancario da diversi mesi – non sia l’unica tariffa a rimpinguare le casse degli istituti bancari, tuttavia ci limitiamo a riportare le motivazioni rese note dall’amministratore delegato di Bancomat S.p.a., Alessandro Zollo, il quale peraltro sembra avere una soluzione pronta.

Prelievi in negozio e liberalizzazione delle commissioni

La soluzione al drastico calo di casse automatiche è rappresentata dal cosiddetto prelievo in negozio o prelievo POS. L’operazione consiste nel ritirare contanti in una qualsiasi attività commerciale, tramite terminale di pagamento, utilizzando la propria carta Bancomat.

Non è ancora chiaro se il prelievo di contanti in negozio dovrà essere contestuale ad un acquisto. L’esercizio commerciale addebiterà ovviamente una commissione per offrire il servizio.

La proposta – avanzata dall’amministratore delegato di Bancomat S.p.a. – sarà esaminata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) che in tempi brevi dovrà comunicare l’esito della valutazione.

Questo tipo di ritiro contanti in negozio è già molto diffuso negli Stati Uniti, dove filiali e casse automatiche bancarie non possono coprire a sufficienza il vasto territorio. Nel paese nordamericano, è piuttosto comune trovare dei piccoli ATM, gestititi da molteplici società private, in qualsiasi tipo di attività commerciale. Seppur gestiti da diverse imprese, hanno una caratteristica in comune: addebitano commissioni piuttosto salate.

Cosa accadrà in Italia? Nel nostro paese è stata già annunciata la liberalizzazione delle commissioni sul prelievo. La tariffa interbancaria di 49 cent sarà eliminata in favore dell’autonomia di scelta dei singoli istituti: sarà la banca che gestisce lo sportello automatico a stabilire la commissione da addebitare sull’operazione di prelievo.

Una scelta, questa, che potrebbe aprire le porte ad una situazione molto simile a quella americana. Se così fosse, ai consumatori converrà utilizzare la carta di debito per pagare su POS anziché per effettuare prelievi di contante, oppure percorrere qualche chilometro in più al fine di raggiungere una filiale della propria banca.