Nel 2020 anche le associazioni rientrano tra i soggetti destinatari delle norme sui pagamenti elettronici. La novità principale riguarda la detraibilità delle erogazioni liberali.

In questo articolo cerchiamo di capire quali sono le soluzioni più economiche per ricevere pagamenti con carta.

Detrazione e tracciabilità dei pagamenti

A partire dall’anno corrente, le detrazioni sono ammesse solo se il trasferimento delle somme avviene tramite metodi di pagamento tracciabili – vale a dire con bancomat, carta di credito, di debito o prepagata (su terminale fisico o virtuale), bonifico bancario, assegno e altri metodi digitali.

Oltre alle erogazioni liberali (sempre detraibili al 19%), possono beneficiare della medesima agevolazione anche quote associative e abbonamenti presso Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD), Società Sportive Dilettantistiche (SSD) e imprese che operano nel settore dello sport, ad esempio palestre, piscine e impianti sportivi. In quest’ultimo caso, lo sconto IRPEF può essere richiesto da genitori o figure equivalenti sulle spese sportive sostenute per bambini e ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni.

Pur non essendoci un obbligo POS per associazioni ed enti no profit, è dunque evidente la necessità di dotarsi di terminale per venire incontro alle famiglie e agli associati.

Come individuare il POS per associazioni più economico

Per scegliere la soluzione adatta occorre fare una stima del volume mensile di transato elettronico, ossia qual è la somma complessiva che riteniamo di poter incassare ogni mese con carta e bancomat.

Di seguito mostriamo il tipo di offerta più indicata in funzione del volume transazioni elaborate, successivamente diamo un’occhiata alle migliori proposte disponibili in Italia.

Transato
mensile
Offerta
consigliata
Fino a 1.000 € Senza canone
Da 1.000 a 2.500 € Senza commissioni
Oltre 2.500 € Soluzone bancaria

Possiamo dunque rinvenire tre tipi di tariffazione:

  • Senza canone
  • Senza commissioni
  • Canone e commissioni

Vediamo ora quali sono le soluzioni che corrispondono ai tre piani tariffari.

Offerte senza canone

Questo tipo di soluzione è molto vantaggiosa per chi elabora un numero limitato di transazioni, o meglio per chi mantiene il volume complessivo delle transazioni al di sotto di una soglia indicativa – fissata da noi a 1.000 euro.

In questo caso si può fare affidamento a SumUp, che applica una commissione fissa pari all’1,95% degli incassi ricevuti.

Rimanendo entro il limite da noi consigliato, la spesa non supererà 19,50 € al mese – fermo restando che sarà inferiore con un fatturato elettronico inferiore, o pari a zero se il terminale rimane inutilizzato.

Non vi è alcun vincolo di tempo o di transato minimo, inoltre può essere usato qualsiasi conto corrente bancario o postale per ricevere gli accrediti; non vi è necessità di aprirne uno nuovo.

Un’alternativa simile a quella precendete è fornita da myPOS, altra azienda europea che opera in tutto il continente con servizi per l’acquisizione di pagamenti digitali sia in negozio che online.

La commissione sulle transazioni è perfino più conveniente rispetto al concorrente visto prima (1,55 % sulle carte europee) e in più gli incassi sono disponibili istantaneamente sul conto esercente incluso nell’offerta. Il problema è che trasferire i fondi dal conto esercente ad un conto corrente implica un costo di 3 euro ad operazione.

Prima di sceglierlo, meglio approfondire i costi del servizio per capire in base alle proprie esigenze se ne vale la pena. Rimane comunque un contratto senza costi fissi: se non si usa, non si paga nulla.

Offerte senza commissioni

Le offerte senza commissioni sul transato prevedono invece un costo fisso (solitamente mensile) nel quale è incluso un certo volume di transazioni. Un po’ come avviene oggi con la maggior parte degli abbonamenti telefonici.

Questo tipo di piano tariffario è adatto alle associazioni che accettano pagamenti con carta tra 1.000 e 2.500 euro al mese, superati i quali potrebbe non essere più conveniente.

Non sono tante le aziende che propongono contratti all-inclusive; tra le più note si segnala Axerve, nata dall’esperienza del gruppo finanziario Banca Sella. Anche in questo caso si può usare un conto corrente già esistente.

Il suo piano tariffario comporta un canone mensile fisso di 15 o 20 euro a seconda del transato annuo: la prima quota viene applicata fino 10.000 euro annui di fatturato elettronico, la seconda fino a 30.000 euro.

Purtroppo la suddetta tariffa è riservata ad aziende e professionisti, tuttavia si può contattare un consulente per richiedere condizioni simili.

Soluzioni offerte dalle banche

I piani tariffari visti prima sono pensati specificamente per le attività con modeste entrate elettroniche, mentre sono da evitare qualora gli introiti elaborati con POS siano superiori alle soglie sopraindicate.

Gli enti interessanti da un fatturato elevato dovrebbero invece consultare quanto gli istituti bancari hanno da offrire.

Solitamente le loro proposte implicano diverse voci di costo: canone fisso al quale si aggiungono le commissioni sulle transazioni ed altri eventuali costi (installazione, interventi tecnici, commissione fissa qualora non si raggiunga un transato minimo e così via).

In questi casi è solitamente richiesto un conto corrente presso la stessa banca, motivo per cui in tanti preferiscono rivolgersi all’istituto di cui si è già clienti anziché mettersi alla ricerca di un terminale più conveniente.

Non dimentichiamo, però, che subire costi elevati in favore di una presunta comodità può avere una significativa influenza sul bilancio annuo dell’associazione.