Capita spesso che il commercianti rifiuti la carta di credito o il bancomat come metodo di pagamento, costringendo il cliente ad utilizzare gli ultimi contanti rimasti nel portafogli o addirittura a cercare l’ATM più vicino per effettuare un prelievo. È lecito tutto ciò?

Dal 30 giugno 2022 non si può rifiutare il pagamento con carta

Attenzione, il contenuto del presente articolo è obsoleto.

Esercenti, professionisti e artigiani sono obbligati ad accettare pagamenti con carta per qualsiasi importo.

Per approfondire, consulta l’articolo POS obbligatorio: sanzioni per chi rifiuta pagamenti con carta.

C’è un importo minimo per pagare con bancomat?

La legge stabilisce una soglia minima a partire dalla quale il negoziante non può rifiutare un pagamento con carta, indipendentemente dalla sua tipologia (carta di debito, di credito o prepagata).

Mentre in passato tale soglia era fissata a 30 euro (Legge di Stabilità 2016), nella Legge di Bilancio 2020 l’importo è stato abbassato a 5 euro, cioè ai confini del micro-pagamento.

Il titolare di un’attività commerciale o professionale può dunque rifiutare pagamenti elettronici per spese fino a 4,99 euro.

Sorge però un problema che, di fatto, annulla l’efficacia di imposizioni, soglie minime e quant’altro.

Assodato, come visto, che esercenti e professionisti sono obbligati per legge ad accettare transazioni elettroniche a partire da 5 euro, è altrettanto vera l’assenza di sanzioni nei confronti di chi non osserva l’obbligo. In altre parole, se il commerciante rifiuta un pagamento con carta – indipendentemente dal suo importo – non sarà soggetto ad alcuna conseguenza.

Regolamento dei circuiti

Superando la contraddizione dell’ordinamento italiano, sono Visa e MasterCard – ossia i circuiti di pagamento più diffusi al mondo – a colmare il vuoto.

Nei loro regolamenti – ai quali ogni esercente aderisce volontariamente nel momento della sottoscrizione di un contratto per servizio di acquiring – è esplicitamente posto il divieto di fissare un importo minimo per i pagamenti con carte Visa, Visa Electron, VPay, MasterCard e Maestro. Ricordiamo tuttavia che, nel 2020, in Italia oltre il 30% di transazioni (nello specifico, 83 miliardi su un totale di 268 miliardi di euro spesi con strumenti elettronici) sono passate sul circuito domestico PagoBancomat.

Puoi approfondire l’argomento nel nostro articolo Dovresti fissare un importo minimo per i pagamenti con carta?

Parliamo in ogni caso di regole operative già da qualche tempo, precedenti alle norme dello Stato ma praticamente ignorate sia dagli esercenti che dai consumatori. In altre parole, ancora una volta ci troviamo di fronte a disposizioni che cadono nel vuoto.

Spese detraibili solo con pagamento elettronico: cosa fare se l’esercente rifiuta?

Dovendo affrontare quella che appare come una causa persa oltre che una perdita di tempo, i consumatori sono scelgono spesso di assecondare i commercianti inadempienti. Altre volte, però, non si può chiudere un occhio.

Alcune spese, infatti, sono detraibili esclusivamente se regolate con mezzi di pagamento tracciabili; tra queste le spese sanitarie (fatta eccezione per farmaci, visite ed esami medici presso strutture accreditate con il SSN), le spese di iscrizione ad associazioni sportive dilettantistiche e per attività culturali.

Solo pagando con carta o altro metodo elettronico si potrà beneficiare delle agevolazioni IRPEF al 19%. Cosa possiamo fare, dunque, se viene rifiutata la carta?

La soluzione c’è e si chiama bonifico. Se, ad esempio, un medico o una scuola calcio afferma di non avere il POS e dunque di non poter ricevere pagamenti elettronici, il cliente può chiedere l’emissione della fattura per saldare tramite bonifico bancario.

Sulla fattura – che dà diritto alle detrazioni IRPEF, ove previste – saranno indicati gli estremi del pagamento e il termine entro il quale effettuare l’operazione. In caso di rifiuto, il consumatore può a sua volta rifiutare di pagare in contanti ed eventualmente segnalare l’episodio alle autorità.

Gli esercenti ricevono incentivi sui pagamenti elettronici

Perché commercianti e professionisti talvolta rifiutano i pagamenti elettronici per piccoli importi? Se fino a qualche tempo fa le ragioni di natura economica potevano essere comprese, oggi le cose sono cambiate. Di fatto, non hanno più scuse.

Incrementando il piano denominato Italia Cashless lanciato lo scorso anno, nel 2021 il Governo ha intrapreso una strada che non lascia spazio alle scuse.

Fino al mese di giugno 2022 sarà infatti rimborsato a commercianti e professionisti – sotto forma di credito d’imposta – l’intera somma spesa in commissioni per la tenuta e l’uso del terminale POS.