Il POS – dall’inglese Point of Sale – è tra i dispositivi tecnologici maggiormente utilizzati nel quotidiano, al pari dello smartphone, del tablet e del computer.

La sua storia è strettamente legata a due paesi: gli Stati Uniti e la Francia. Scopriamo la genesi del terminale di pagamento elettronico, la sua evoluzione e il suo futuro.

L’invenzione della carta di pagamento

Il terminale POS deve la sua esistenza alla diffusione della carta di credito come metodo di pagamento.

Le prime carte sono apparse negli Stati Uniti durante gli anni ’50, emesse da Diners Club e American Express.

Il concetto alla base erano i pagamenti a distanza, ossia la possibilità per il commerciante di comunicare con la banca del cliente e quindi con la sua al fine di incassare somme di denaro anche in assenza di contanti.

Carta di credito Diners Club, 1957. Foto: Smithsonian Inst

Nel 1958 arriva in Italia la prima carta di credito Diners Club.

Il primo terminale POS

Le prime carte di di pagamento presentano dati in rielievo e sono plastificate. Il fronte della carta riporta nome e indirizzo del suo titolare, oltre che un numero di identificazione univoco; tali dati permettono l’individuazione del conto corrente associato.

Lettore di carte realizzato da Addressograph Bartizan. Foto:Imprinter.com

Le carte vengono lette da un terminale di pagamento non elettronico, soprannominato in maniera informale “ferro da stiro”.

Le informazioni in rilievo presenti sulla carta vengono stampate, attraverso uso di carta carbone, su una ricevuta che il cliente deve firmare prima che il commerciante la trasmetta alla banca. Questo tipo di lettore di carte è ancora oggi in commercio.

La nascita del lettore di carte elettronico

Nel 1971 viene aggiunta alle carte di credito una banda magnetica; da questo momento il sistema di pagamento diventa elettronico. A lanciare l’innovazione è un ingegnere della IBM, che la rende applicabile nella pratica grazie al sistema IBM360.

All’interno di questa striscia magnetica sono conservate tutte le informazioni indispensabili per la verifica del pagamento: nome del titolare, codice della carta, dati relativi ad eventuali autorizzazioni, data di scadenza della carta.

Carta magnetica con il logo dell’IBM 360. Foto: Wikipedia

I primi POS elettronici fanno la loro comparsa sul mercato proprio per leggere questa tipologia di carte. Tale tecnologia progredisce costantemente nel tempo per garantire la sicurezza delle transazioni, la possibilità di controllare il saldo del conto del cliente, di autorizzare o negare la transazione.

Nel 1973 il primo sistema di autorizzazione elettronico della transazione nasce negli Stati Uniti: mette in comunicazione i commercianti con la banca dati di Visa, in California.

Si dovrà tuttavia attendere gli anni ’80 per assistere alla diffusione del terminale POS, con il dominio delle carte Visa e MasterCard.

La versione XL dello Zon Jr (1984), il primo POS Verifone con controllo dell’autorizzazione. Foto: Joe’s blog

Con il sistema della banda magnetica, anche se la transazione è elettronica, dopo aver strisciato la carta nell’apposito lettore del terminale occorre sempre firmare una ricevuta emessa dal commerciante. Questa procedura viene chiamata Swipe & Sign (in italiano, “striscia e firma”).

La diffusione della carta in Italia e la rivoluzione (francese) del chip

Nel 1979 il governo francese ufficializza la possibilità di pagare con moneta elettronica e incarica il governatore della Banque de France di lavorare a metodi di pagamento adatti al mercato nazionale.

Qualche anno prima, nel 1975, l’inventore Roland Moreno depositava il brevetto della carta con microchip. Prima utilizzato sulle schede telefoniche, questo micro-processore rivoluzionario si diffonde in Francia nel 1985 e diventa obbligatorio a partire dal 1992.

Solo qualche anno dopo, nel 1983, nasce la prima carta di debito italiana: il Bancomat. Quest’ultimo – nonostante gli sviluppi provenienti d’Oltralpe – era dotata di una banda magnetica e serviva esclusivamente per il prelievo di denaro contante dagli sportelli automatici della banca (ATM).

Prototipo della carta con chip di Roland Moreno, 1975. Foto: Wikipedia

Il chip permette di conservare un numero elevato di informazioni e di comunicare in tempo reale con la banca del cliente, al fine di validare o meno l’autorizzazione alla transazione.

Offre un livello di sicurezza superiore a quello della banda magnetica, che invece può essere facilmente clonata. Bisognerà attendere il 2015 affinché il microchip inizi a rimpiazzare lo Swipe & Sign negli Stati Uniti, mentre in Europa rappresenta già la norma.

Ancora una volta la Francia si dimostra all’avanguardia nel campo dei pagamenti elettronici: nel 1984 nasce il Sistema Nazionale di Pagamento con carta, grazie al quale il sistema diventa organico e favorisce lo sviluppo tecnologico della carta di debito, oltre che quello del POS.

Il primo POS elettronico europeo

Nel 1983 la giovane azienda francese Ingenico lancia il suo primo terminale di pagamento misto, in grado di accettare sia carte a banda magnetica sia carte con chip.

Nel 1985 i dispositivi Ingenico rappresentano la metà del parco POS del gruppo Carte Bancaire (CB), ossia l’equivalente francese del consorzio Bancomat. In poco tempo, Ingenico diventa il leader mondiale nel mercato delle transazioni commerciali elettroniche.

Nel 1990 la stessa azienda aggiunge una tastiera sui suoi terminali, permettendo così l’inserimento del PIN, un codice segreto che previene l’utilizzo illecito della carta con chip.

Il terminale fisso IP rimpiazza quello analogico

Per inoltrare le informazioni tra il POS e la banca del cliente, la prima soluzione praticata fu quella della rete analogica, in Italia gestita dalla SIP – poi diventata Telecom Italia.

Il terminale viene collegato attraverso un cavo alla rete telefonica ed è dunque impossibile spostarlo all’interno del negozio. Parliamo in questo caso di POS fisso.

I dispositivi più moderni dispongono di display e tastiera per l’inserimento del PIN.

Per un uso più agevole sono dotati di un Pinpad, cioè di una piccola tastiera esterna a portata di mano del cliente.

Terminale Ingenico Elite con pinpad (2006). Foto: Wikipedia

Il terminale connesso alla rete analogica viene progressivamente rimpiazzato dal sistema IP/ADSL, più rapido del primo. Come si può intuire, la nuova tecnologia prevede la connessione ad una rete diversa: la stessa utilizzata dagli utenti domestici per navigare su internet. In tal caso si parla di POS fisso IP.

Dal 2018 in Italia non vengono più installati dispositivi su rete analogica.

La rete analogica sarà completamente dismessa e smantellata nel 2021.

I terminali senza fili

Il terminale portatile GPRS / 3G

Un’altra evoluzione tecnologica che ha modificato le abitudini degli italiani nonché il funzionamento dei POS è lo smartphone. Sono proprio le tecnologie legate alla telefonia ad aver permesso lo sviluppo dei POS portatili.

L’arrivo di questi terminali di pagamento consente a commercianti ambulanti di accettare pagamenti con carta di debito, di credito o prepagata in qualunque luogo: al mercato rionale, in un food truck, alle fiere o sagre.

Nel 1997, la norvegese Telenor Mobile mette in commercio il suo POS portatile. Foto: Museo norvegese della tecnologia

Con il GPRS, poi 3G e 4G, le informazioni possono essere elaborate in qualsiasi luogo, a condizione di avere una carta SIM abilitata alla connessione dati.

Questa tecnologia non è più prerogativa dei colossi del settore Ingenico e Verifone. Attori low cost come SumUp e myPOS hanno lanciato di recente le loro soluzioni per consentire anche i piccoli imprenditori di disporre di un terminale mobile ad un costo abbordabile.

Il POS SumUp 3G offre una soluzione mobile a prezzi abbordabili. Foto: EC, Mobile Transaction

I POS cordless, invece, si servono del WiFi o del Bluetooth e ADSL. Non sono completamente mobili poiché non possono essere utilizzati al di fuori del locale commerciale.

Tale soluzione è stata rapidamente adottata dai ristoratori per consentire ai clienti di pagare direttamente al tavolo, senza obbligarli a passare dalla cassa centrale dell’esercizio. Molti dispositivi sono dotati di entrambe le tecnologia (WiFi e GPRS/3G) e possono passare dall’una all’altra in modo rapido.

Il lettore di carte per smartphone

Più piccolo, più leggero e meno caro del POS portatile è il lettore di carte per smartphone, comunemente noto come POS mobile.

Si tratta di dispositivi di dimensioni ridotte che non integrano una scheda SIM, bensì si collegano con il Bluetooth ad uno smartphone a sua volta connesso ad internet. Il POS mobile si gestisce dallo smartphone con un’applicazione dedicata.

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Particolarmente adatti per le attività commerciali itineranti che ricevono pochi pagamenti elettronici, oppure per le nuove attività che non possono ancora impegnarsi con un contratto vincolante offerto dalla banca.

Dalla loro nascita avvenuta nel 2010, aziende fintech come SumUp, iZettle e myPOS sono riuscite ad insinuarsi in un mercato fino a quel momento predominato dagli istituti bancari.

I POS mobile sono economici da acquistare (il prezzo medio è di 80 euro circa) e da mantenere, poiché offrono un servizio pay-per-use, cioè “al consumo”, si paga solo in caso di utilizzo. Il prezzo dei POS portatili si aggira invece tra 300 e 400 euro.

La commissione sulle transazioni effettuate con il lettore di carte per smartphone è più elevata rispetto a quella praticata generalmente dalle banche (varia da 1% fino al 2,75%), ma risultano meno dispendiosi per le attività che li utilizzano con bassa frequenza.

iZettle Reader 2 lato

La versione 2 del lettore iZettle, marchio pioniere dei POS per smartphone. Foto: EC, Mobile Transaction

Grazie al successo ottenuto, anche le banche hanno deciso di entrare in questo mercato e fare concorrenza alle nuove fintech del settore, lanciando i propri POS per smartphone (generalmente forniti dalla francese Ingenico).

L’innovazione del pagamento contactless

L’arrivo del pagamento contactless, senza contatto, rappresenta un’ulteriore rivoluzione, paragonabile a quella del microchip.

Il pagamento viene eseguito tramite la tecnologia NFC (Near Field Communication), derivante a sua volta dalla tecnologia RFID, in uso negli antifurti impiegati nel settore del commercio. Le informazioni necessarie vengono trasmesse ad una periferica lontana non più di 10 centimetri.

Nel 2010 alcune banche iniziano ad integrare il sistema NFC sulle loro carte di pagamento.

Il pagamento NFC può avvenire con carta o con smartphone.

Destinato alle transazioni di piccoli importi (non potevano superare i 20 euro), inizialmente i consumatori mostrano scettici nei confronti di questo nuovo metodo di pagamento. Nel 2015, in Italia i pagamenti contactless rappresentano solo il 12,9% dei pagamenti digitali.

Ma lo scetticismo rispetto alle transazioni senza contatto viene presto superato: nel 2018 si registrano pagamenti contactless per un totale di € 80 miliardi, con una tendenza in forte crescita di anno in anno. Crescono a vista d’occhio anche i pagamenti con smartphone (+650%) grazie a sistemi come Apple Pay e Google Pay.

Con simili dati, banche ed acquirer si apprestano alla rapida sostituzione dei vecchi terminali con i POS di nuova generazione dotati di tecnologia NFC. Nel 2019 il passaggio ai nuovi terminali viene portato a termine da tutti gli istituti bancari.

Nello stesso anno il consorzio Bancomat lancia Bancomat Pay, per consentire ai possessori di carte di debito nazionali di effettuare transazioni utilizzando il proprio smartphone attraverso un codice QR. Con la sua introduzione, si prospetta una forte spinta alla diffusione degli smart POS.

Il POS biometrico

Si diffonde rapidamente la tecnologia mobile che consente il riconoscimento di dati biometrici. In un primo momento viene introdotta come metodo per sbloccare smartphone e dispositivi intelligenti, mentre nel 2019 viene ampiamente utilizzata anche per autorizzare pagamenti su POS contactless.

La stessa tecnologia sarà poi integrata da Ingenico direttamente sul terminale di pagamento: il Move 2500B si serve di un sistema di riconoscimento dell’impronta digitale. Nasce così il POS biometrico, destinato anch’esso a diventare la norma nel prossimo futuro, con la prospettiva di rimpiazzare completamente la carta di pagamento.

Un futuro contactless

Telefoni, orologi, anelli, impronte e perfino chip sottocutanei: le tecnologie di pagamento non hanno ancora terminato la loro evoluzione.

Il pagamento mobile, senza contatto, sembra essere il futuro dei pagamenti digitali, o semplicemente dei pagamenti. L’impatto dei contanti sull’economica dei paesi occidentali perde di volta in volta potenza, anche per le transazioni di piccolo importo.